ANCORA FURTI A BARBARANO: QUANDO LA SICUREZZA RESTA UNA PAROLA O DIVENTA “COMPLICITA”
Sep 05, 2026
ANCORA FURTI A BARBARANO: QUANDO LA SICUREZZA RESTA UNA PAROLA O DIVENTA “COMPLICITA”
Ancora furti a Barbarano. Ancora case violate, ancora persone che si ritrovano davanti alla porta di casa non soltanto i segni di un'intrusione, ma spesso i danni, il disordine, la devastazione lasciata da chi è entrato per rubare. Per chi subisce un furto, il danno non si misura soltanto nel valore degli oggetti portati via. C'è qualcosa di più difficile da quantificare: la sensazione che il luogo nel quale ci si sentiva al sicuro, la propria casa, sia stato violato. E mentre le denunce si susseguono e i cittadini chiedono risposte, il silenzio rischia di diventare la risposta più evidente. Le denunce oramai sono inutili, le investigazioni pure.Colpiti privati e la chiesetta della Piccola Leuca, profanata e derubata delle offerte.
Tacciono le istituzioni? Tacciono i giornali? Se davvero episodi di questo genere si ripetono senza trovare uno spazio adeguato nell'informazione locale, la domanda diventa inevitabile: quale sicurezza viene raccontata e quale sicurezza viene vissuta? Perché mentre la politica continua a utilizzare la parola sicurezza come una delle sue formule più spendibili, nelle case di chi ha subito un furto quella parola assume un significato molto diverso. Non è uno slogan, non è un capitolo di un programma elettorale, non è una dichiarazione pronunciata davanti a una telecamera. È la porta di casa che si vorrebbe poter chiudere senza paura.
E c'è qualcosa di ancora più amaro. Quando una comunità subisce ripetutamente gli stessi problemi e le denunce sembrano non produrre risposte percepibili, può nascere la sensazione che denunciare sia inutile. È forse questo il danno più pericoloso: non soltanto il furto, ma la perdita di fiducia nella possibilità che le istituzioni siano realmente presenti.La scusa è sempre quella : indagini evitate per mancanza di risorse e competenze.
Nel frattempo la politica celebra la sicurezza. La parola compare nei comunicati, nei programmi, nei discorsi pubblici. Ma una parola ripetuta continuamente rischia di perdere il proprio significato se non riesce a misurarsi con la realtà di chi la invoca. La sicurezza è prevenzione non repressione e non è ciò che un'amministrazione proclama. È ciò che un cittadino riesce concretamente a percepire quando torna a casa.
E allora c'è una parola che dovrebbe accompagnare quella sicurezza: vergogna. Non la vergogna delle vittime, che non hanno nulla di cui vergognarsi, ma la vergogna di una politica che rischia di ricordarsi della sicurezza soprattutto quando deve parlarne. Perché quando una persona piange davanti alla propria casa devastata, mentre chi ha commesso il furto è già lontano, non servono altre parole. Serve che qualcuno ascolti, che qualcuno risponda, che qualcuno spieghi che cosa si sta facendo.
La sicurezza non può essere una parola da campagna elettorale. Deve essere una responsabilità quotidiana. E quando la realtà delle persone continua a smentire la retorica delle istituzioni, forse è arrivato il momento di smettere di celebrare la parola e cominciare a misurare i risultati.
Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore
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