L'AMMINISTRAZIONE DI CASTRIGNANO DEL CAPO E' AL CAPOLINEA
L'AMMINISTRAZIONE DI CASTRIGNANO DEL CAPO E' AL CAPOLINEA
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L'AMMINISTRAZIONE DI CASTRIGNANO DEL CAPO E' AL CAPOLINEA

Sep 23, 2026

Abbiamo avuto modo di apprendere da tempo, e i recenti fatti non fanno che rafforzare questa impressione, di una situazione politica e istituzionale a Castrignano del Capo che appare sempre più deteriorata. Le contestazioni rivolte alla maggioranza riguardano non soltanto le scelte amministrative, ma soprattutto il modo in cui viene gestito il rapporto con chi svolge il ruolo di opposizione. E il quadro diventa ancora più preoccupante quando episodi che coinvolgerebbero anche gli uffici tecnici vengono riferiti come caratterizzati da epiteti, giudizi denigratori e persino profezie perniciose rivolte a esponenti della minoranza.

La "colpa" di chi siede tra i banchi dell'opposizione, in una democrazia, dovrebbe essere una sola: esercitare fino in fondo la propria funzione di controllo politico, critico, puntuale e circostanziato. È precisamente questa la ragione per cui esiste una minoranza consiliare. Fare domande, chiedere documenti, evidenziare copiosi errori o sviste, contestare decisioni, evidenziare contraddizioni e portare le questioni all'attenzione dei cittadini non costituisce un'anomalia né un fastidio da neutralizzare: costituisce una delle funzioni essenziali della democrazia locale.

Se a questa attività di controllo persino il dirigente in capo dell’Ufficio Tecnico risponde con attacchi personali, forma estrema di aggressione verbale, spersonalizzazione e scadimento del confronto civile, intimidazioni verbali o atteggiamenti ostili persino in presenza di terzi, il problema non riguarda più soltanto il rapporto tra maggioranza e opposizione. Riguarda la qualità stessa del confronto istituzionale. E quando simili episodi arrivano a coinvolgere ambienti amministrativi e uffici pubblici, la questione diventa ancora più delicata, perché chi opera nelle istituzioni dovrebbe garantire imparzialità, rispetto dei ruoli e correttezza nei confronti di tutti i rappresentanti eletti. E questo è l'esito classico di quando un Sindaco accentra su di sé pieni poteri, attorniandosi di servi o subalterni e intimidendoli. Frasi del genere sono il sintomo di un imbarbarimento totale, dove la dialettica viene sostituita da una violenza verbale inaccettabile. Chi pronuncia o tollera espressioni simili dimostra l'assenza totale di qualsiasi codice etico, umano e democratico.

A rendere il quadro ancora più problematico è poi l'eventuale assenza di una chiara presa di posizione politica da parte della maggioranza, ma solo forme grottesche di tipo autoassolutorio. Di fronte a comportamenti contestati come incompatibili con il rispetto delle istituzioni, ci si aspetterebbe almeno un chiarimento pubblico, delle scuse, una forma di autocritica: una smentita, una ricostruzione dei fatti, una presa di distanza oppure, qualora gli episodi risultassero fondati, come lo sono, l'adozione delle iniziative ritenute necessarie. Il silenzio, da solo, non dimostra una complicità; ma certamente lascia aperte domande alle quali un'amministrazione dovrebbe avere interesse a rispondere.

Ed è proprio qui che emerge la differenza tra una politica che si chiude dentro il Palazzo, detto impropriamente di “vetro”, ovvero trasparente, e una politica che accetta il confronto con la propria comunità. L'opposizione di Castrignano del Capo, incontrando pubblicamente i cittadini e illustrando con chiarezza i contenuti delle proprie contestazioni, sta almeno ponendo il problema nel luogo nel quale una democrazia locale dovrebbe affrontarlo: alla luce del sole, davanti alla comunità.

Non servono retroscena, insinuazioni o guerre personali. Servono atti, documenti, responsabilità e trasparenza. Se esistono comportamenti impropri, devono essere accertati e contestati nelle sedi competenti; se invece alcune accuse sono infondate, devono essere smentite pubblicamente. È questo il modo attraverso cui una comunità può distinguere i fatti dalle interpretazioni e restituire credibilità al confronto politico.

Castrignano del Capo ha dunque davanti a sé una questione che va oltre la singola polemica. La vera domanda è se la politica locale sia ancora capace di considerare il dissenso come una componente fisiologica della democrazia oppure se ogni controllo venga percepito come un attacco da respingere. La risposta non può essere affidata alle dichiarazioni di una parte o dell'altra: deve emergere dai comportamenti, dagli atti amministrativi e dalla disponibilità effettiva al confronto pubblico. Ma qui l'amministrazione dimostra di avere profondi limiti dialettici e di confronto.

Ed è proprio per questo che l'incontro con la cittadinanza assume un significato particolare. Quando un'opposizione decide di spiegare pubblicamente ciò che contesta, mette i cittadini nella condizione di conoscere e valutare. Non è il cittadino a dover scegliere sulla base di appartenenze o simpatie: sono le istituzioni a dovergli fornire gli elementi per poter giudicare autonomamente.

Questa dovrebbe essere la normalità di una democrazia comunale. E se invece la normalità diventa il silenzio, l'assenza di confronto, l'attacco personale o la contrapposizione permanente, allora la comunità ha tutto il diritto di chiedersi che cosa stia accadendo, persino sotto il profilo etico e morale, e perché il confronto politico non riesca più a svolgersi nelle forme che una moderna amministrazione dovrebbe garantire.

Ma per farsi un'idea invito tutti a vedere in streaming l'intervento di ieri, 22 settembre, che non lascia alcun dubbio sui fatti dimostrati dal Consigliere Francesco Denuccio del gruppo la Svolta Giusta e sulle conclusioni complementari di Luigi Vitali dello stesso gruppo, di natura deontologica, etica e morale, riguardo alla crisi politica e comportamentale dell'Amministrazione, attenzionata da tempo, ormai da anni.



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