L'IDEA IMPROPONIBILE DEL CAMPO SPORTIVO DI CALCIO A GAGLIANO DEL CAPO
L'IDEA IMPROPONIBILE DEL CAMPO SPORTIVO DI CALCIO A GAGLIANO DEL CAPO
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L'IDEA IMPROPONIBILE DEL CAMPO SPORTIVO DI CALCIO A GAGLIANO DEL CAPO

Jun 06, 2026

Il dibattito che da anni avvolge l’area del campo di calcio di Gagliano del Capo è diventato, suo malgrado, il simbolo di una miopia amministrativa che affligge gran parte del nostro territorio e che ha ispirato rovinosamente la campagna elettorale di Riccardo Monteduro. Mentre l'erba cresce incolta su un terreno abbandonato, la politica locale , compresa quella di chi ha cercato di governare il paese , ha continuato a solleticare un desiderio anacronistico: ripristinare a ogni costo il vecchio campo sportivo sgomberato dai problemi ereditati

Non si tratta solo di un problema di manutenzione o di fondi. Si tratta di una questione di visione. Insistere sulla ricostruzione di una struttura sportiva a pochi chilometri da Castrignano del Capo, dove esiste già un impianto efficiente e attrezzato, significa ignorare volutamente la realtà dei fatti: un calo demografico inarrestabile e una crisi della natalità che rendono obsoleti i modelli di gestione del secolo scorso.

Il paradosso è che anche le istanze giovanili, spesso presentate come portatrici di cambiamento, si sono incagliate su questa narrazione. Chiedere il ripristino del vecchio campo è una richiesta di "passato", non di futuro. È la politica del minimo sforzo, quella che preferisce promettere il ripristino di un'infrastruttura nota piuttosto che osare una riflessione profonda sui bisogni reali della comunità.

Ciò che manca, e che nessuno ha avuto il coraggio di proporre, è un salto di qualità progettuale. L'area in questione di Gagliano del Capo non ha bisogno di un doppione sportivo, ma di un centro nevralgico di aggregazione che sappia rispondere alle sfide del 2030. Una struttura polifunzionale, coperta da una vasta distesa di pannelli fotovoltaici, trasformerebbe uno spreco di spazio in una risorsa energetica e sociale.

La struttura aperta ai lati, ma coperta, permette di usare l'area in modo flessibile. Può diventare un mercato coperto la mattina, uno spazio per il fitness o lo yoga il pomeriggio, e un'arena per eventi culturali o proiezioni la sera. La protezione dagli agenti atmosferici (pioggia o sole estivo estremo) è la chiave per rendere lo spazio davvero fruibile tutto l'anno.

Immaginare un luogo simile non significa solo fare edilizia, ma creare un hub capace di vivere 365 giorni all'anno: una piazza coperta per il mercatino di Natale, per le fiere del riuso, per concerti, eventi di volontariato o punti di ritrovo intergenerazionali. L'energia prodotta dal fotovoltaico potrebbe garantire l'autosufficienza economica, sottraendo la struttura al destino delle "cattedrali nel deserto" che gravano sulle casse comunali.

Smettere di sognare il campo di calcio significa, finalmente, iniziare a sognare il paese. La politica che perde le elezioni è spesso quella che non sa leggere il tempo in cui vive. Chi oggi abita le istituzioni, o chi aspira a farlo, ha di fronte una scelta chiara: continuare a inseguire l'erba di un campo abbandonato o voltare pagina, puntando su una rigenerazione urbana che non sia solo un costo, ma un investimento per la comunità.

Per approfondire il tema degli impianti abbandonati in Italia, basta fare delle ricerche e si trovano dei veri reportage.

Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore

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