LA VOCAZIONE TRADITA DEI PADRI TRINITARI ?
LA VOCAZIONE TRADITA DEI PADRI TRINITARI ?
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LA VOCAZIONE TRADITA DEI PADRI TRINITARI ?

Sep 02, 2026

LA VOCAZIONE TRADITA DEI PADRI TRINITARI ?

Gagliano del Capo, martedì 1 settembre 2026, ore 10.00. Alcuni testimoni erano presenti e hanno assistito alla scena, arrivando persino a donare un euro alla persona che si trovava davanti al convento. Non è questo, tuttavia, il valore materiale del gesto a rendere significativo l'episodio, quanto ciò che è accaduto nel momento in cui quella persona, conosciuta dai Trinitari per la propria fragilità, è stata riconosciuta dal videocitofono.

In una giornata segnata da una calura opprimente, si presenta davanti al convento. Ma non le viene chiesto che cosa desideri, quale sia il motivo della sua presenza o se abbia bisogno di parlare con qualcuno. Appena riconosciuta, viene invitata ad andarsene e a non disturbare, prima ancora che possa dire una parola: un atteggiamento che, quantomeno, solleva il serio interrogativo di un pregiudizio ormai radicato nei suoi confronti.Non c'è dunque neppure il tempo di formulare una richiesta, di spiegarsi o semplicemente di essere ascoltata: il rapporto viene interrotto prima ancora che possa iniziare e solo attraverso il citofono.

Ed è proprio questo l'aspetto più difficile da ignorare. Non è stata respinta una richiesta: è stata respinta la persona prima ancora che potesse formularla. In un piccolo centro, dove le persone si conoscono e dove la fragilità di qualcuno non dovrebbe essere una realtà anonima, un simile atteggiamento assume un significato che va oltre la semplice scortesia. Significa considerare quella presenza non come una persona da comprendere, ma come un disturbo da allontanare. Un approccio o metodologia diffusa.

La questione diventa ancora più significativa se si considera il luogo nel quale questo episodio è avvenuto. I Padri Trinitari appartengono a un ordine religioso la cui storia è profondamente legata alla liberazione, all'accoglienza e alla cura delle persone in condizioni di bisogno. Il carisma trinitario nasce infatti dall'attenzione verso chi è prigioniero, emarginato, povero o dimenticato. È proprio per questo che la porta di un convento non è una porta qualsiasi.

Non significa che una comunità religiosa debba necessariamente farsi carico di ogni problema, né che debba essere disponibile in qualsiasi momento o per qualsiasi richiesta. Ma esiste una differenza sostanziale tra il non poter offrire una soluzione e il non concedere nemmeno l'ascolto. Si può dire «non possiamo aiutarla»; si può indicare un altro luogo, una persona, un servizio. Ma prima bisogna sapere che cosa quella persona stia chiedendo.

Qui, invece, il rifiuto sembra essere intervenuto prima ancora della domanda.

Ed è proprio questo che rende l'episodio moralmente inquietante. Perché quando una persona fragile viene riconosciuta e immediatamente invitata ad andarsene, senza che le venga consentito di spiegare perché sia lì, non viene soltanto negata una possibile forma di aiuto: viene negata persino la dignità elementare di essere ascoltata.

Respingerlo con fastidio, negandogli persino l'ascolto e liquidandolo come un seccatore da allontanare, significa fallire l'unico esame che conti davvero. Significa dimostrare che la fede è rimasta confinata alle formule della liturgia e dei libri, incapace di riconoscere il volto del Maestro proprio là dove Lui stesso ha scelto di nascondersi: nell'ultimo, nel fragile, in colui che non ha voce né diritti per farsi valere. E di fronte a questa deriva, che trasforma i luoghi della misericordia in deserti di indifferenza, non resta che il silenzio pesante di chi si accorge che si è finito per respingere lo stesso Cristo.

A quel punto la domanda non riguarda più soltanto il comportamento di chi ha risposto al citofono. Riguarda il rapporto tra un'istituzione religiosa e il significato stesso della propria presenza sul territorio che implicherebbe riflessione.

Walter Petese : FreeLance, Consulente Informatico, Programmatore

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