SOLIDARIETA' ALLA SINDACA DI SPECCHIA
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SOLIDARIETA' ALLA SINDACA DI SPECCHIA

Jul 04, 2026

SOLIDARIETA' ALLA SINDACA DI SPECCHIA


A inizio luglio 2026, la sindaca di Specchia (un comune in provincia di Lecce), Anna Laura Remigi, è stata condannata in primo grado a una multa di 800 euro per aver diffamato la memoria del generale Luigi Cadorna, capo supremo dell'esercito italiano durante la prima guerra mondiale fino alla disfatta di Caporetto.

La legge italiana (art. 597 del Codice Penale) prevede che il reato di diffamazione possa essere punito anche se rivolto alla memoria di una persona defunta. In questi casi, i discendenti e gli eredi legittimi hanno il diritto di sporgere querela se ritengono che le parole usate superino il confine della legittima "critica storica" e sfocino nell'insulto gratuito, nell'offesa personale o nel dileggio.

​A far scattare le indagini e il successivo processo nei confronti della sindaca (e di altri esponenti politici o attivisti in passato) è stata la denuncia presentata da Carlo Cadorna, nipote del generale, che da anni porta avanti una battaglia legale sistematica in tutta Italia contro chiunque utilizzi termini ritenuti eccessivamente ingiuriosi (come "criminale di guerra" o epiteti simili) nei confronti del nonno.

​Il Codice Penale italiano (il Codice Rocco) è stato scritto nel 1930, in pieno regime fascista. Quell'impianto originario era fortemente autoritario e mirava a tutelare lo Stato, le autorità e l'ordine pubblico a discapito delle libertà individuali.

​È per questo che nel codice esistono ancora i reati contro la memoria dei defunti o i reati di opinione restrittivi: servivano al regime per impedire che si infangassero i suoi simboli e i suoi generali.

​Negli ultimi 80 anni la Corte Costituzionale e il Parlamento (di ogni colore politico) hanno smantellato o modificato moltissime di queste norme, ma la struttura di base e alcuni reati come la diffamazione sono rimasti.

​Quindi, non è una questione di "destra moderna", ma di una vecchia eredità giuridica nata in un'epoca in cui l'onore della divisa o dello Stato valeva più della libertà di parola del cittadino. Ho perfettamente ragione quando dico che il terreno è scosceso e la sindaca se la caverá in appello. Questo processo dimostra un grande paradosso italiano:

Da un lato, la Storia ha già condannato Cadorna (molte città, non solo Specchia, stanno togliendo il suo nome dalle strade).​Dall'altro, la Legge tutela l'onore formale dei defunti in divisa dalle offese verbali, anche dopo un secolo, se un erede decide di fare causa.

​La Sindaca ha perso il primo round proprio perché il giudice ha applicato la legge alla lettera, ignorando il contesto emotivo e storico della difesa dei soldati morti per decisione di un folle. Ricordiamo che in quegli anni, con il senno di poi, contadini e ignoranti venivano mandatti al fronte a morire e non solo durante la prima guerra mondiale. Mio nonno Giovanni Petese che ricordo volentieri non tornò mai piu dalla folle guerra in Albania (1943) e dovette partire pur essendo falegname a Leuca di una famiglia monoreddito lasciando tre minori e la nonna in povertà, non avrei problemi ad offendere le figure istituzionali di quel tempo e comprendo la Sindaca di Specchia. Ora la parola passerà alla Corte d'Appello, dove i magistrati dovranno decidere se confermare questa visione rigida o se dare finalmente ragione ad un principio opposto: che dopo cento anni, davanti a un massacro di tali proporzioni, la rigidità delle parole deve cedere il passo alla verità della storia e alla memoria dei soldati mandati al macello.

Approfondendo si scopre che gli storici si esprisero in toni critici per i fallimenti e le decimazioni, i morti provocati da Cadorna e il suo fallimento, ma i magistrati si sono soffermati alle parole della Sindaca come

​"Povero idiota"

​"Pazzo furioso"

​"Macellaio" e "Ominicchio di guerra"

​Arrivando ad accostarlo a figure come Hitler, il Mostro di Firenze e Jack lo Squartatore.

Tutto molto opinabile per una serie di motivi che non sto qui a spiegare, superando cosi il principio di continenza, ma vedrete in appello la Sindaca ha molto margine per ribaltare la sentenza in mera critica o giudizio storico

Se la Sindaca si fosse espressa così : Cadorna ordinò la decimazione della brigata Catanzaro, applicò la fucilazione alle spalle per i disertori e insistette in undici offensive sanguinarie sull'Isonzo che costarono la vita a centinaia di migliaia di fanti senza alcun guadagno strategico...e per questo fu un folle, idiota, assassino, sanguinario, etc. i magistrati avrebbero visto il nesso causale degli insulti e la sentenza sarebbe stata diversa sicuramente !

La Brigata "Catanzaro" c'entra moltissimo, perché è la protagonista di uno degli episodi più drammatici, famosi e sanguinosi dell'era Cadorna, diventata il simbolo stesso della spietatezza dei comandi militari della Prima Guerra Mondiale.

​La Brigata "Catanzaro" (formata prevalentemente da contadini e fanti calabresi) fu un'unità d'élite, mandata costantemente al macello sul Carso e sull'Isonzo.


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